XXIII Festa "Ricordando Ettore" - Ettore Maestro

Anche quest'anno, a settembre, ci vedremo tutti insieme al Museo Guatelli per ricordare il nostro Ettore! L'appuntamento è per sabato 2 e domenica 3 settembre, e presto pubblicheremo la locandina ed il programma completo.

Intanto, vi anticipiamo che nella serata di sabato 2 settembre è previsto uno spettacolo della Famija Pramzana, mentre domenica 3 al pomeriggio avremo:

  • una mostra fotografica dedicata agli incontri dimostrativi che Ettore organizzava con gli artigiani della zona;
  • una tavola rotonda sul tema della festa, ovvero "Ettore maestro"
  • uno spettacolo di burattini
  • attività didattiche per i bambini
  • ... e, ovviamente, le nostre visite guidate al Museo!

Vi aspettiamo numerosi!

Ricordo di Lino

È con profonda tristezza e sgomento che abbiamo appreso che ieri sera ci ha improvvisamente lasciati il nostro amico Lino Abbati. Presidente in carica, eletto dopo l'ultima Assemblea dello scorso febbraio, Lino è sempre stato una vera e propria colonna portante degli Amici di Ettore, fin da quando è nata la nostra Associazione: da tanti anni faceva parte del Consiglio Direttivo e ricopriva l'incarico di Responsabile delle Guide Guatelliane. Era lui che riceveva le prenotazioni dei visitatori e che si occupava di assicurare che fosse sempre garantita la copertura di tutti i turni di apertura del Museo.

Lino ha sempre avuto particolarmente a cuore il fatto che le Guide potessero sentirsi davvero parte di un gruppo coeso e compatto, e per questo era sempre attento ad organizzare e curare nei dettagli tanti momenti conviviali, come pranzi, cene, gite sociali, ma anche i piccoli rinfreschi che ci faceva trovare al margine dei nostri incontri formativi, delle presentazioni di libri e delle altre iniziative culturali organizzate dall'Associazione: ci teneva molto che i partecipanti potessero continuare a conversare degli argomenti appena affrontati, scambiandosi idee, storie e ricordi con in mano un bicchiere di vino ed una fetta di salame.

Grande amico dei fratelli Guatelli di cui era anche cugino, Lino era animato da un'autentica passione e da un infinito amore per Ettore e per il suo Museo, e ha sempre speso tutte le sue energie per tramandarne l'opera ed il ricordo. Tra le sue iniziative più riuscite, ricordiamo lo spettacolo organizzato per la Festa di Settembre 2021, in cui le nostre Giude Guatelliane, sotto la regia del nostro amico Piergiorgio Gallicani, leggevano una settantina di "schede" di Ettore. Le schede, selezionate con cura dallo stesso Lino, contenevano descrizioni di oggetti e mestieri, storie e testimonianze che Guatelli raccoglieva e trascriveva su pezzi di cartone di ogni provenienza. Proprio un paio di settimane fa, Lino era riuscito ad organizzare una nuova data per lo spettacolo, che è stato riproposto a Sant'Andrea Bagni (PR), in occasione della festa "Ma Che Marchè".

La scomparsa di Lino lascia un vuoto grande nei nostri cuori; sarà così strano andare al Museo e non trovarlo lì, seduto all'ombra del melo, con il suo sigaro in bocca, che ci guarda arrivare sorridendo. Caro Lino, ci mancherai davvero tanto.

Domani, domenica 4 giugno, si reciterà il Rosario presso la Chiesa di Ozzano Taro alle ore 20:30; poco prima, alle ore 19:30, ci troveremo al Museo per condividere tutti insieme il ricordo. Il funerale si svolgerà lunedì 5 alle ore 10:30, partendo dalla Sala del Commiato di Fornovo, via Di Vittorio 17, per la Chiesa di Ozzano.

Corso Guide Guatelliane 2023

Siamo finalmente pronti per partire con una nuova edizione del Corso Guide Guatelliane! L'edizione 2023 avrà inizio sabato 4 marzo 2023 alle ore 15:00 presso il Museo, e si svolgerà secondo le modalità messe a punto e rodate durante gli ultimi anni. Trovate maggiori dettagli nella locandina allegata, oltre che nella pagina dedicata.

Ricordiamo che il corso è aperto a tutta la popolazione, senza particolari requisiti se non la voglia di sapere di più su Ettore e sul suo Museo, ed è completamente gratuito. È richiesta l'iscrizione all'Associazione (€15,00 Socio Ordinario oppure €25,00 Socio Sostenitore), che può essere effettuata in loco. Vi aspettiamo numerosi!

Archivio Ettore Maestro: la testimonianza di Rosaria Poi

Carissimi, l'Archivio Ettore Maestro sta pian piano prendendo forma: in questi mesi abbiamo infatti ricevuto testimonianze interessantissime sotto varie forme: dopo la bellissima lettera di Ettore al suo alunno Enrico, alcuni amici ci hanno messo a disposizione decine di ritagli di giornale che parlano del lavoro di Ettore come insegnante; altri ci hanno permesso di digitalizzare le loro copie dei giornalini scolastici prodotti assieme ad Ettore, mentre qualcuno, come la nostra amica Rosaria Poi, ha scelto di affidare ad un racconto i propri ricordi di Ettore. Ci fa molto piacere, quindi, condividere con voi il testo di Rosaria, che ricorda la sua esperienza nelle colonie estive di Tarsogno, gettando nuova luce su un aspetto della vita di Ettore che si accenna spesso, ma che si è sempre approfondito troppo poco. Si tratta di un racconto fresco e vivo, da cui emerge molto chiaramente lo stile di insegnamento di Ettore, che ha evidentemente lasciato il segno: non è un caso, infatti, se anche Rosaria ha poi scelto di intraprendere la via dell'insegnamento. Ed ecco a voi il testo!

Maestro Ettore Guatelli – Direttore della Colonia estiva di Tarsogno
Ricordo di Rosaria Poi
 
Il ricordo che ho del Maestro Ettore Guatelli risale agli anni dopo il 1968. Quella estate, nel mese di agosto i miei genitori, visto che erano nate da poco le mie sorelle gemelle e mio nonno era gravemente ammalato, mi mandarono in Colonia a Tarsogno. Il Direttore della Colonia estiva montana era il Maestro Ettore Guatelli.
La Colonia era ubicata in un palazzo bianco al centro  del paese e aveva un grande cortile recintato. I bambini della Colonia avevano dai sei agli undici-dodici anni ed erano organizzati in Squadre maschili o femminili, coordinate da Educatrici, che erano giovani Maestre della città. Non ricordo con esattezza il numero dei bambini, ma sicuramente eravamo alcune centinaia. 
Alla domenica o nelle occasioni ufficiali (messe, accoglienza di autorità, ecc.) vestivamo una divisa formata da un maglioncino blu con stemma e un cappello blu.
Le routines giornaliere prevedevano la colazione, rigorosamente con latte, caffè d’orzo e pane (che io detestavo), subito dopo l’uscita a piedi nei boschi di castagno intorno a Tarsogno o una vista ad una casa di campagna o fattoria. Verso il mezzogiorno si tornava per il pranzo e dopo si andava in cortile a giocare, verso le due si andava a letto per il riposo quotidiano. Alle tre ci si svegliava e si faceva merenda, di solito con pane, burro e marmellata e si beveva il tè.
Alle tre e mezzo si usciva di nuovo e si andava in un grande bosco di castagni a giocare liberamente, fino alle sette ora di cena.
Dopocena si poteva uscire ancora nel cortile, ma talvolta il Direttore Guatelli ci faceva vedere nel Refettorio dei filmati, dei documentari o dei film per bambini e poi ci faceva ragionare su cosa avevamo visto (una specie di Cineforum). 
La domenica era un giorno speciale perché arrivavano le famiglie e si poteva uscire dalla Colonia fino a sera, se non venivano i genitori ci si preparava per la messa, in divisa, e al ritorno c’era il pranzo della domenica con torelli o lasagne. Al pomeriggio dopo il riposo si giocava liberamente in cortile fino a sera.
 
Ricordo con ammirazione i metodi educativi del Maestro Ettore Guatelli, che a quel tempo mi sembravano molto strani e non sempre giusti ( le punizioni dovevano darle i Maestri non chiederle ai ragazzi…).  
La sua azione educativa era improntata a costruire una comunità dove tutti si dovevano rispettare e a far “pensare” e “riflettere” i ragazzi sulle loro azioni. Quando due bambini/e litigavano il Maestro Ettore li chiamava al centro del Refettorio e ascoltava le due versioni dei fatti e poi chiedeva a ciascuno di loro dove avevano sbagliato e, cosa che mi lasciava a bocca aperta, quale punizione pensavano di meritare…
Il fatto strano era che tutti, magari dopo una prima fase di negazione, ammettevano i loro torti e si assegnavano delle punizioni più drastiche rispetto a quello che assegnava poi il Maestro.
 
Quando un bambino/a di una squadra non mangiava il cibo, il Mestro Ettore veniva ad assaggiare il piatto e se era “buono” tutta la Squadra si alzava in piedi e non toccava cibo per almeno mezz’ora. Quando ci si poteva sedere di nuovo tutti, ma proprio tutti mangiavano il pasto senza fiatare. Non bisognava sprecare il cibo buono perché altri bambini meno fortunati di noi non ne avevano. A me non piaceva il caffelatte con il pane, ma non dicevo niente e mangiavo tutto per timore di far stare in piedi tutta la Squadra.
 
Il Direttore veniva sempre in uscita quando andavamo a visitare case coloniche o fattorie e di solito chiamava il contadino e lo “intervistava” sull’uso di attrezzi agricoli che trovava e che ci mostrava. Il Maestro Ettore spiegava a noi bambini perché era importante quell’oggetto, a cosa serviva e in genere spigava perché era importate il lavoro dei contadini, soprattutto in montagna.
I bambini della Colonia erano figli di operari e di impiegati della città e qualcuno, come me, di famiglie di origine contadina. Io conoscevo molti degli oggetti della vita di campagna e di montagna che ci venivano mostrati, i loro nomi in dialetto e il loro uso, perché la mia famiglia viveva in campagna e i miei nonni erano contadini. La famiglia  di mia nonna paterna, Ernestina, viveva  in montagna ad Ostia Parmense, vicino a Borgotaro e spesso andavamo a trovarli. Fin da piccola avevo iniziato a caprie il loro dialetto, che aveva molte parole che finivano in ”u”, a differenza di quello che parlavo a Varano Marchesi che aveva molte “a” e molte “o”.
Mi piaceva molto ascoltare il Direttore Ettore quando spiegava gli attrezzi agricoli e il loro uso, perché ritrovavo il mondo in cui vivevo quotidianamente nelle tradizioni, negli usi, negli oggetti, nei termini dialettali, negli odori e nei profumi. Era un mondo bandito dalla scuola ufficiale, dove mi avevano insegnato a non parlare in dialetto e quindi dove non entrava la vita quotidiana della mia famiglia. Quando il Maestro Ettore parlava del mondo della campagna e  della montagna per me era come se fossi al centro del mondo e capivo che anche la vita della mia famiglia era importante, come quella delle famiglie degli operai o degli impiegati che lavoravano nelle grandi fabbriche della città.
I bambini della città non conoscevano la vita della campagna o di montagna e trovavano tutto nuovo e strano, ma erano curiosi  e piaceva anche a loro sapere tante cose sulla vita quotidiana a Tarsogno. Qualche volta noi bambini nelle uscite pomeridiane scoprivamo nuovi attrezzi di legno e li portavamo al Maestro Guatelli, che era molto felice.
Si sapeva che il Maestro Ettore collezionava e studiava quegli attrezzi agricoli e che aveva pubblicato dei libri, per cui era una persona importante.
 
Spesso alla sera, dopocena, ci riuniva nel refettorio e ci raccontava storie o leggende della montagna, che aveva sentito da anziani e tutti i bambini lo ascoltavano a bocca aperta perché era un bravo narratore e faceva vivere le emozioni di queste storie.
A volte ci parlava di un Maestro, che si chiamava Leone Tolstoj, e in Russia aveva formato una scuola per i bambini dei contadini. Questa scuola si chiamava “Jasnaja Poljana” e il Maestro Ettore ci faceva vedere dei brevi filmati di questa scuola in bianco e nero.
La scuola di Tolstoj per il Maestro Ettore era importante e ce ne parlava spesso, qualche volta ci leggeva dei brani di scritti di Tolstoj, che ci diceva essere un grande scrittore che avremmo dovuto leggere da grandi.
 
Ripensando a quelle quattro estati a Tarsogno, che vissi dal 1968 al 1972, ricordo molti momenti spensierati, lunghissime camminate nei boschi, visite a cascate, giochi di bande nei boschi di castagno, gite verso il Passo Cento Croci. Insomma delle bellissime estati.
Nel contempo credo, però, di aver fatto un percorso importante rispetto alla mia identità personale, grazie al Maestro Guatelli che mi fece scoprire l’importanza del mondo contadino in cui ero cresciuta. Fino a qual momento credevo di essere fuori dalla “storia” perché ero convinta che dove vivevo io non succedeva mai niente di importante, come invece accadeva in città. Da qual momento capii che anche nel mio mondo accadevano fatti importanti degni di essere vissuti e raccontati (… se lo faceva il Maestro Ettore).
 
Un altro aspetto fondamentale di quelle estati fu che modificai il mio ideale di “educazione”, che avevo maturato alla  scuola elementare, capii che fare l’insegnante era un mestiere complesso che richiedeva molta cultura e molto studio, ma che era importante. Forse il desiderio di fare l’insegnante nacque proprio da quella esperienza e dall’idea della scuola di Tolstoj che il Maestro Ettore ci diceva essere molto “rivoluzionaria” e “giusta”.

Avviato il Progetto Archivio Elettronico "Ettore Maestro"

Carissimi,

Durante la XXII Festa "Ricordando Ettore" che si è appena conclusa, abbiamo dato l'avvio ufficiale ad un nuovo progetto che verrà impegnata la nostra Associazione nella raccolta, catalogazione e digitalizzazione di materiale relativo all’opera di Ettore maestro. Trovate maggiori dettagli sull'iniziativa a questa pagina.

Il progetto è stato presentato attraverso una tavola rotonda a cui hanno preso parte Vittorio Delsante (Presidente dell’Associazione ed ex collega di Ettore), Donatella Canali (giornalista e scrittrice, ex alunna di Ettore) e Fabrizio Rosi (ex Direttore Didattico e collega di Ettore). Durante l'incontro, la nostra amica Daniela Stecconi ha letto alcuni brani tratti da uno dei primissimi documenti che abbiamo raccolto nell'ambito del progetto, ovvero una lettera che Ettore scrisse ad un suo ex alunno che stava svolgendo il servizio militare. La lettera, dal contenuto davvero toccante, è particolarmente significativa per comprendere il rapporto che Ettore instaurava con i suoi alunni, e contiene interessanti descrizioni di come venivano svolte le attività didattiche di Ettore, di cui sono anche spiegate le idee e le motivazioni.

Assieme alla lettera già citata, abbiamo raccolto anche alcuni giornalini composti da Ettore e dai suoi ragazzi nella scuola di Ozzano Taro, oltre ad alcune foto di classe, di cui una è particolarmente interessante perché dimostra l'organizzazione, alquanto particolare, della classe di Ettore: non vediamo infatti tanti banchi disposti in file parallele alla cattedra, ma un unico tavolone con i bimbi disposti su entrambi i lati lunghi; su quelli corti, da una parte c'è la cattedra di Ettore, mentre dall'altra ci sono due banchi a formare una sorta di "allungo" del tavolo. Ma ancora più interessante è la vista delle pareti sullo sfondo, ai quali sono addossati tavoli e scaffali su cui vediamo vari sassi disposti in bell'ordine (evidentemente frutto di un'attività di raccolta e catalogazione), un banco da lavoro con pennelli, colori e barattoli, ma soprattutto, appesi alle pareti, i quadri dipinti dai ragazzi e, appena sotto, appesi a delle corde per poter essere sfogliati facilmente, tutti i giornalini di classe, tirati al limografo o al ciclostile.

Per ragioni di privacy delle persone ritratte, per il momento non ci è possibile pubblicare l'immagine, ma essa è consultabile, assieme a tutto il resto del materiale raccolto. Per informazioni, potete scriverci all'indirizzo archivio@amiciguatelli.it.

Pubblichiamo invece qui sotto il testo pressoché completo della lettera ad Enrico; abbiamo omesso un brano in cui Ettore analizza la personalità e le doti di alcuni scolari, chiamandoli per nome: lo fa con estremo amore e rispetto, ma preferiamo non riportarlo in questa sede. Il testo completo è consultabile con le stesse modalità esposte sopra. Abbiamo inoltre scelto di riportare fedelmente il testo originale, anche quando ci sembrava fossero presenti alcune sviste o piccole incongruenze.

 

Ozzano Taro, 25 Dicembre 1985
Caro Enrico,
 
Ho avuto tanti scolari, che magari mi hanno fatto arrabbiare, come dici tu, anche più di te, e nessuno mi ha scritto parole come le tue. Immagina, quindi, quanto me le tengo care. È un po' di tempo che medito di dirti a lungo, non con poche parole, di quanta soddisfazione mi hai dato, ma forse è bene che abbia lasciato “filtrare” ciò che emotivamente mi passava dentro, per non cadere troppo nel sentimentalismo. Mi sarà già difficile egualmente. Vorrei dirti che si è uomini, e che nessuno è in grado di risparmiarsi tanto, da potersi portare dietro tutto se stesso, quando entra in scuola, con tutta la disponibilità fisica e psichica di cui dispone, con una serenità e una forza di dominio su se stessi che la stanchezza, hai voglia tu che le lasci! Io a non essere sposato, avrei dovuto entrare in scuola meno spremuto, più carico, più in grado di sopportare, se così si può dire, le contrarietà, la reticenza, la incapacità di apprendere o di accettare l'insegnamento (che non di rado coincidono con la non capacità di accostarsi alla possibilità, al modo di recepire e di intendere del singolo scolaro) e spesso quella non attenzione, quel distrarre gli altri (e l'insegnate) da far irritare e perdere la pazienza, e riversare tutta (si è dalla parte della forza, a stare in cattedra) la colpa sullo scolaro. Siccome è ormai comportamento naturale e diffuso, cioè normale, è anche vero che si finisce, una volta cresciuti, di sentire, come senti tu di dirmi che la colpa è dello scolaro (di cui il maestro in fine voleva il bene) e che il galeotto era lui. È vero: a quell'età, non si può che essere galeotti. Ma chi fa il maestro, o il professore, non lo sa che ha scelto un mestiere che lo obbliga a lavorare con i “galeotti”, e che se questi non ci fossero, non ci sarebbe neanche il suo mestiere? Quanti sono che hanno scelto di insegnare per amore del ragazzo e non per realizzarsi in quelle condizioni di “potere” che l'essere in cattedra ti mette a disposizione, e che fin da scolaro hai avuto a modello ? È umanissimo. È anche vero che in una classe, ci sono sempre quelli che “non fanno arrabbiare”, con cui ci si confronta e di fronte a cui, pur sorridendone, ci si sente un po' in colpa, sempre da scolari. E certo che questi, rendono molto più comodo fare l'insegnante, molto meno faticoso, per cui, naturalmente, inconsciamente ed egoisticamente, si finisce per avere “più gratitudine” per loro. E di esaltarli, da portarli ad esempio, da gratificarli con riconoscimenti (voti) più vistosi, migliori. Per indurre gli altri ad essere come loro (anche se non solo per comodità egoistica dell'insegnate.) E questo ha tanto il suo lato negativo, che, se ricordi, io avevo tentato di non dare i voti, che avrebbero dovuto essere sempre alti per certuni, e sempre bassi per coloro che alle cose e alle materie della scuola non erano portati. Ma per rimediare a una ingiustizia, se così si può dire, avevo finito per mortificare quelli che dalla scuola si erano proposti di avere (o per se stessi, o perché indotti dai genitori) tutte le soddisfazioni e che perciò vi impegnavano tutte le energie. Non sentendosi premiati, li vedevo pian piano spegnersi, perdere stimoli, distrarsi. Entro un certo limite, una “regolata” poteva essere utile, anzi, necessaria. Ma oltre, castrava. E allora qui vengono fuori i dilemmi, le ansie, i dubbi, e quindi la costante paura di non far bene, di coloro che cercano di attuare una scuola umana a misura d'uomo, di fronte a quella piatta, spesso castrante, meccanica, a cui l'uomo deve adattarsi, gli piaccia o no, quali siano i suoi tempi, la sua estradizione [sic], le sue condizioni famigliari, ecc. E vien da invidiare quell'insegnante che non si fa nessun dramma, e cammina sulle rotaie della tradizione, e chi vien dietro viene, e per chi non sa tenere il passo, c'è l'antico e sempre facile e comodo rimedio della bocciatura, dell'eliminazione. Che diventa marchio anche su persone che hanno dentro di sé la potenzialità di esprimere capacità che i “bravi”, a volte senza creatività e solo capaci di seguire, non hanno. E sono gli insegnanti considerati migliori, “bravi”, sia dai genitori dei primi, che da quelli degli ultimi, per esprimersi in linguaggio tradizionale. È naja, caro Enrico. E io a Gaiano mi ci sono trovato dentro. Ho dovuto aspettare che diventaste grandi, per avere la soddisfazione di sentirmi dire da te e da Luca Bertoli, “che i maestri dovrebbero essere tutti come lei”. E a Gaiano, come ovunque nella scuola, avevo buttato dentro tutto me stesso. Anzi, ero andato tanto oltre, specie nell'ultimo anno, e in particolare negli ultimi giorni, da ridurmi in uno stato pietoso: non ero più in grado di avere relazioni con altri, e tantomeno pazienza. Forse tu a dirmi che mi hai fatto arrabbiare ti riferisci in particolare all'ultimo giorno, quando agitando quella bottiglia di acqua gasata e tenendoci il dito sul collo, ne orientavi lo spruzzo contro i compagni. Cosa c'era di più innocente? Anche se, in quelle condizioni, io non avrei potuto reagire diversamente, avevo pur percepito che la mia reazione era spropositata: non c'era più possibilità di rimediare: era l'ultimo giorno, ed io lasciavo a te ed ai tuoi compagni un'immagine che non avrei voluto certamente lasciare. Per tanto tempo ho avuto dentro quel cruccio: temevo di essermi mangiato tutto quanto mi ero sforzato di insegnarvi, specialmente come esempio di senso di tolleranza. Ed ecco emergere la possibilità di non giudicare una persona solo per quello che di sbagliato ha fatto o fa, specie nei nostri confronti. Se è di buona razza, dopo averlo fatto non è già più la stessa persona. L'esperienza che si ricava dalla somma dei nostri errori, può essere maggiore di quella ottenuta vivendo senza commetterne, e trasformare in senso umano assai più un individuo, che non il continuo successo. Ognuno di noi ha commesso e commette errori, con chi ha a che fare, magari involontario, magari credendo di “avere ragione” e perciò di fare bene. Sono riflessioni che si fan dopo. Ti dicevo che io scapolo, avrei dovuto venire a scuola, cioè a “far scuola”, intatto, con l'intero me stesso a vostra disposizione. Invece, non mi contentavo mai di girare, di cercare, chiedevo sempre di più al mio fisico, senza mai lasciarlo riprendere. Mi si rimproverava. Addirittura  qualcuno mi diceva che “sottraevo” energie e tempo alla scuola, che non preparavo i programmi, magari per il giorno dopo e che facevo scuola “inventando” ogni giorno. Se era vero per un verso, è anche vero che la nostra scuola era diversa proprio perché io andavo sempre in giro, o almeno anche per quello. A dire dell'umanità “del sapere”, della cultura della gente a cui appartenevamo, per la scuola e dentro alla scuola non c'era nulla. La democrazia non è soltanto o principalmente osservare e accettare pedissequamente o passivamente le leggi del proprio paese. È conoscerne la storia e le ragioni, la giustezza e gli errori che in essa si codificano o si sono codificate col tempo: in una parola, è conoscersi, e conoscere però anche le proprie condizioni, e principalmente, le ragioni delle proprie condizioni. Per arrivare ad avere coscienza di sé, senza illusioni ma anche senza nebbie. Negli oggetti e nelle testimonianze che andavo raccogliendo cercavo il supporto a questa mia “scoperta”, a questa sensazione di non giustizia, da parte di un potere e di una cultura così miopi e così pigri da non favorire, ma addirittura da temere che le cosiddette classi subalterne, senza voce e “senza cultura”, prendessero coscienza. Ma senza polemica, senza cattiveria, anzi, con amore anche per la cultura, per il sapere tradizionali, di cui non volevo spogliarmi, ma anzi a cui volevo aggiungere, per arricchimento e completamento, per una realtà che a trascurare avrebbe reso meno globale, meno obiettiva la nostra storia. E quel nostro sapere per cui si “perdono” nelle scuole tanti anni. Ero sgomento di fronte a tantissime testimonianze di esistenze, di potere, di cultura e di “superfluo” che si trovano nei musei delle classi dominanti. E soffrivo a veder marcire tanti meravigliosi oggetti che avrebbero potuto testimoniare concretamente anche della nostra esistenza, prima che sparisse come cultura omogenea, e non del tutto inquinata, e ho pensato di correre di buttare tutti i miei soldi ed il mio tempo e le mie energie allo scopo di raccogliere ciò che potesse restare a dire e a far chiedere di noi, della nostra cultura. C'era chi mi capiva e mi ammirava, e chi mi compativa o mi biasimava. Perché io non cercavo di raccogliere le cose “belle” dei poveri, magari le più belle, quasi a mettermi in antagonismo con quelle bellissime dei ricchi. Avrei sbagliato come penso che abbiano sbagliato coloro che facendo dei musei bellissimi (magari con roba trovata negli scavi, quando si tratta di musei archeologici) non si curavano di raccogliere dalle tombe anche le cose povere, quotidiane, anche se poi, trovando un attrezzo di ferro, magari una carrucola o un'accetta ricamati, li mettevano in mezzo a quelli disadorni – ma con la stessa efficienza – a far vedere con quanto amore un giovane fabbro abbia ricamato un attrezzo per il padre della ragazza che gli piaceva; o come il fabbro vero, lo avesse curato per un suo cliente di riguardo, o, avendo tempo, come abbia voluto per “soddisfazione” far vedere la sua bravura, e magari anche creare invidia, e voglia di averlo uguale o più bello, l'attrezzo, da parte di qualcuno che, potendoselo o volendoselo permettere, finivano per commissionarglielo, magari senza averne proprio bisogno. Il bello piacerebbe a tutti: ma chi se lo può, o meglio, chi se lo poteva permettere in un certo nostro tempo passato? Neanche gli artigiani stessi. Mi diceva (e sto già divagando) Paolo Restori, che tu forse conosci, falegname a Ozzano, mostrandomi mobili che si era fatto e si stava facendo per sé, in questi primi anni di pensione: “Magari adesso hai più esperienza, ma non è che anche allora non si fosse capaci, anzi: è che dovevo contentarmi, non potevo perderci tanto tempo, e metterci tanto legno buono: dovevi mangiare, e lavorare per quello.” E mostrandomi mobili quasi scialbi, solo funzionali, che si era fatto appena sposato, mi diceva “Ecco, vedi? Dovevi contentarti di questi. Certo il loro servizio lo hanno fatto, ma c'è confronto?” Se io avessi i soldi, vorrei comprare da Paolo, sia quei suoi primi mobili di casa, che questi, per testimoniare una condizione di cui ha detto con tanta chiarezza. Ma io ho raccolto cose meno belle dei primi mobili di Paolo, che pure hanno una loro dignità. Ho raccolto cose che, col benessere di oggi, ognuno si vergognerebbe non dico di avere nel solaio o di toccare, ma addirittura di ricordare d'aver posseduto. Eppure erano oggetti preziosi, contesi nelle suddivisioni, ambiti da chi sposandosi metteva su casa, cose che addirittura si rubavano: e si era invidiati se, scartandole, il padrone te “ne faceva dono”. In questo caso, però, sono cose da ricchi diventate vecchie e passate ai poveri, e ce ne sono o ce n'erano tante che han fatto la fortuna degli antiquari. E che a restaurare, potrebbero far bella figura anche nel museo dei contadini; ma allora sì che sarebbero falsate, perché non sarebbero più cose vecchie. Ci sono oggetti volevo dire, che possono benissimo stare sia nella casa del mezzadro o del poverissimo, che nella casa del padrone o benestante. E le ragioni le ho dette prima. I mobili veri autenticamente nati per i poveri, o addirittura fatti da loro stessi, se andiamo indietro molto, o molto in alto sui monti, lontano dalle strade, si trovano addirittura fatti nei tronchi cavi, o con delle assi fatte con l'accetta e inchiodate insieme, tutti simili, ma nessuno uguale. Salvo se fatti da un falegname, (arriviamo alle madie) e lo vedi dalla padronanza del mestiere, o se più tardi, se ha adoperato le macchine. Ma i mobili fatti in serie, da ricchi e da poveri, ci sono già da molto tempo, e ancora adesso ne trovi nei negozi da tutti i prezzi, cioè per tutte le categorie e le borse. È molto facile che il mobile da poveri di serie, vecchio, sia ancora più brutto, oggi, e che faccia chiedere: “ma tenevano questi schifi in casa?” Qualche volta sì. Ma a metterlo degradato cioè dopo smesso in una stanza in un solaio, o sotto un portico, vien brutto molto presto. E se a restaurarlo e lucidarlo, si falserebbe anche a vederlo così non sarebbe quello che il “povero” aveva in cucina.
Mi si rimprovera di “prender su” anche questa roba, e mi si chiede se non abbia vergogna. Cosa dovrei rispondere? Qualcuno, e non certo per apprezzamento, quando chiedono di me, precisa: “Chi, lo stracciaio?” E la stessa sorte mi è toccata a Gaiano (ma prima anche altrove) perché parlavo dialetto. Volevo essere umile, smitizzare la figura e la persona, da accostarmi a loro, e lavorare insieme. È stata proprio tua madre che, nel riferirmi di avermi difeso, cogli altri genitori, mi ha detto di aver loro osservato: “No, ho sentito Guatelli parlare in italiano, e come se lo sa parlare!” Volevo far sentire, a voi e ai vostri genitori, che non era vero che noi fossimo completamente ignoranti, ma che solamente, sapevamo altre cose, che però non entravano nel sapere “scolastico”. Abbiamo fatto le nostre ricerche, abbiamo chiesto e fatto chiedere ai nonni e ai bisnonni, per capire con quali “concetti”, cioè in base a quale cultura regolavano il loro agire. Abbiamo scoperto riti poeticissimi, antiche maniere di curarsi di cui si è sorriso (e a cui però oggi si torna) credenze e superstizioni, rispetti e timori, usanze e tradizioni, personaggi, parole che sono andate perse e che ci fanno sorridere, ecc. Se non si sanno queste cose, come si fa a sapere com'erano i nostri antenati? Come si fa a spiegare certi loro comportamenti, e a capirli? E perché si dovrebbero sapere solo delle persone importanti? I nostri antenati, non sono per noi importanti come i nostri personaggi storici? Come si fa a conoscere noi stessi senza conoscere le nostre radici? “Sarebbe meglio che gli insegnasse la matematica” “o che gli facesse studiare i libri di scuola”, Ecc. Se non ho lavorato 12 ore al giorno, domenica e altre feste comprese, non ne ho lavorato una. Raccoglievo carta da tutti, dagli amici e dai conoscenti, proprio come uno straccivendolo, e andavo nel piacentino, vicino al Po, da un magazzeno di carta vecchia per barattarla coi rotoli di carta bianca da ricavarci i fogli per i vostri giornalini: 40 volumetti, di non so quante pagine, fatte dattiloscrivere sulle matrici e poi ciclostilati e composti da noi, anche al pomeriggio, o stampati con i caratteri mobili, in più di cento esemplari per titolo. E con usi e costumi, credenze, ecc. raccolti da voi. E le assicelle per dipingerci sopra? Mio fratello alla Dieterba prendeva quei fusti di compensato, chi io la sera, dopo cena, guastavo in inverno, per trarci sia il compensato, che i fondi rotondi, sempre in compensato, su cui dipingere. E quante cassette da verdura, abbiamo elemosinato, dai fruttivendoli, per recuperare il fondo di faesite, e dipingerci su con i colori a tempera da muro, con pennelli ricavati da grossi pennelli sfatti, e tubetti di alluminio delle vecchie antenne da TV dentro cui ne infilavamo un cioppetto e glielo schiacciavamo! E gli scalpelli da incidere e scolpire il legno e la pietra? Quanti stracciai ho girato per trovare molli di acciaio, da molare e appuntire o rendere taglienti, e quanti martelli immanicati, da avere ognuno la propria attrezzatura, senza sentirsi obbligato a far altro, intanto che gli altri scolpivano, o componevano, o dipingevano, o incidevano, ecc. Queste cose le facevo a casa, e di tempo alla scuola, non ne sottraevo di certo: quante volte tornavamo di pomeriggio, non sempre tutti, naturalmente. Ho sofferto molto, per non essere stato riconosciuto nel mio intento, ma mi sono bastate le tue parole e quelle di Luca, anche e specialmente dopo anni. Abbiamo fatto recita e mostra che hanno suscitato scandalo fra le colleghe che, come  molti genitori, concepivano la scuola lontano dal lavoro e dai valori del lavoro manuale. Eppure oggi, dopo anni, si continua a fare a Gaiano quel che abbiamo iniziato a fare noi. Abbiamo chiamato il poeta Bertolucci, l'ingegnere giornalista De Vita a spiegarci l'automobile e la sua storia, in riferimento a quell'esemplare da scuola guida comprato dal circolo per la scuola. Ma abbiamo chiamato anche Colla a spiegarci delle acque che il comune ci forniva, e della storia delle acque a Gaiano e degli acquedotti, del pozzo. E Piva a spiegarci da meccanico, come Colla da operaio del comune, i guasti e il lavoro nel motore dell'auto. Abbiamo chiamato a testimoni e protagonisti, Salati, Bia, a parlarci del come si era vissuti in questa guerra, da soldati e prigionieri, e da bambini (Salati) e nell'altra, Bertè. Per far sentire che loro, i nostri nonni, o fratelli o padri, e il loro sapere, e il loro lavoro, e la loro esistenza, sono altrettanto preziosi e necessari, del sapere scolastico e degli insegnanti, e dei sapienti e dei capi, ecc. E ne abbiamo fatti altrettanti libretti. Che non sono “belli” come avrebbero potuto essere, se ci avessimo messo solamente la relazioni del “bravi” e avessimo sempre scartati i lavori dei meno bravi e di coloro che ripetevano. Per non umiliarli, per far sentire che ci eravamo necessari tutti. Per premiare tutti, se il “mettere sul giornalino” era premio. Scommetto che tu non li hai più: se li hai leggili, e vedrai quante cose fresche dicono anche coloro che altrimenti non avrebbero saputo né inventare, né andare oltre una riga o qualche riga. E il vecchio Gessati, il carbonaio che aveva anche fatto scuola a coloro che avrebbero dovuto andare militare e non avrebbero saputo scrivere a casa? Abbiamo cercato di far conoscere e di dar valore, se ciò che la scuola considera ne acquista uno, a quelle persone che nessuno considera, o che più in generale, che sono poco considerate, perché lavorano e si sporcano magari, e perché “non hanno studiato”. Io facevo la mia parte o cercavo di farla. Ma poi c'erano i genitori che ai figli che non studiavano gli prospettavano come punizione il lavoro “Guarda che se non studi ti mando a lavorare!” E ti posso pur dire che li capisco. Tu ti metti fra coloro che mi han fatto arrabbiare. Tiriamo via una volta per sempre quell'episodio dell'ultimo giorno, che però devo spiegarti dalla mia parte. Stavamo, se ricordi, finendo di ciclostilare gli ultimi giornalini, e di comporre di conseguenza, gli ultimi libretti da dare anche agli alunni delle altre quattro classi, perché anche loro ci avevano dato dei testi, sul tema “Chi siamo e da dove veniamo”. Non ce l'avevamo fatta prima. Volevo lasciare tutto fatto e ambivo anche lasciare una traccia da seguire. I genitori degli altri, vedendosi un librettino che anche i loro figli avrebbero potuto fare, chissà, avrebbero forse capito che non sarebbe poi stata eresia. E se ci fossero rimasti quei due miei colleghi con cui ci si era trovati in accordo ed entusiasmo, forse non si sarebbe[ro] trovati tanta ostilità come io avevo trovato. Andavo in pensione, era il mio ultimo giorno di scuola e fanaticamente, volevo finirlo. Ecco perché il tuo diversivo della bottiglia gasata mi aveva fatto scattare. Ma per il resto dell'anno, io non so se tu pensi di avermi fatto arrabbiare più del normale. Mi hai dato preoccupazioni, ma come tutti. Perché me le davano anche quelli che la scuola affrontavano con quella facilità che li faceva essere scolasticamente “bravi”. E che quindi avrebbero dovuto avere come minimo, la mia riconoscenza, perché a me facevano fare meno fatica. Eppure, erano quelli che mi sentivo più lontano, a parte quel senso di colpa che sentivo nei loro confronti per il timore che avevo a dargli scolasticamente il riconoscimento con quel voto che avrebbe però sancito gerarchie di valori che poi però non corrispondevano per intero al valore della persona, di un ragazzo nella sua globalità.
[...]
Non sono però le persone intelligenti, sempre, a far le cose che han valore, o che possono essere considerate tali. L'intelligenza da sola non basta, anche se è una gran dote. Ci sono persone intelligentissime che non hanno mai fatto di più che una vita mediocre, o che non si sono avviliti senza trovare qualcosa in cui buttarsi. È il cuore, è l'amore, è la sensibilità che ti danno e spinta e aiuto. Chi non riesce a farsi prendere da un amore, parlo sempre per il fare, inaridisce in intuizioni di possibilità che non realizzerà mai. Io non mi ritengo persona di tanta intelligenza: quel che ho fatto, te l'ho spiegato in qualcuna di queste pagine, o ho cercato di spiegartelo, mi è venuto perché son nato da gente povera, vi ho vissuto, e ne ho assorbito i valori e le frustrazioni, ed ho sempre voluto che quelli che son come me, sentissero che dobbiamo credere di essere, e farlo anche vedere e sentire, e farlo credere agli altri, ma più ai nostri figli. E ai figli dei nostri figli, fino a quando di noi, del nostro modo di essere e delle nostre condizioni, non resteranno più che quelle cose che con noi avrebbero potuto sparire, ma che noi non abbiamo voluto che sparissero: dovevano e devono testimoniare di noi, come siamo e come siamo stati veramente, e non aspettare che qualche archeologo, trovando un nostro ferro in uno scavo, si faccia dare dei miliardi, dallo stato, cioè da noi stessi, per cercare di sapere chi e come eravamo e magari per attribuirci cose, sentimenti, filosofie, ecc, che da sotto terra, se potessimo sentirli, rideremmo così rumorosamente, da provocare terremoti. Io ti scriverò solo questa lettera, tu tagliala in tanti pezzettini e falli diventare tante cartoline. Leggila quando ti consegnano, che sarà una barba. Son più bravo a parlare: ti ricordi quando, entrati in classe, si cominciava una discussione e si seguitava fino all'intervallo, per poi riprendere e tornare a casa senza avere aperto la cartella? Come vuoi che giudicassero bene un maestro che si perdeva a parlare e a far parlare i suoi scolari e basta? Io dovevo insegnare, cioè fare il maestro, altro che contare o ascoltare balle! Altro che programmare, vero Enrico? Magari il giorno prima si era detto: domani parleremo di …, e poi il giorno dopo non si apriva la cartella. O uno ti faceva una domanda, e noi andavamo fuori a vedere, a constatare. Hai imparato qualcosa tu, dalla mia scuola, che ti serva nella vita? Oltre a leggere e scrivere e far di conto? (Ognuno alla sua maniera, naturalmente). Ma sono arrivato in fondo, e altro foglio non lo prendo. Continua a pensare e a sentire, oltre che a vivere e a fare. Ma cerca di metterci anche un po' d'infanzia e di irriverenza, dentro di te. Con tanti auguri e ancora grazie.
 
Ettore Guatelli
 

XXII Festa "Ricordando Ettore" - Musica, Maestro!

Carissimi,

Siamo lieti di pubblicare il programma della tradizionale Festa "Ricordando Ettore", giunta ormai alla sua ventiduesima edizione. Il tema di quest'anno è: "Musica, Maestro!".

Il primo appuntamento sarà per la serata di Sabato 3 Settembre alle ore 21:00, con un concerto della Corale Giuseppe Verdi di Parma dal titolo "Le memorie nel petto raccendi/Ci favella del tempo che fu". Ad accompagnare la Corale Verdi, diretta dal M.o Claudio Cirelli, avremo la Soprano Ilaria Sicignano, mentre al pianoforte siederà il M.o Hyejin Park. Il programma della serata toccherà vari brani corali dalle principali opere verdiane.

Il programma continuerà poi Domenica 4 Settembre, a partire dalle ore 15:00 con un concerto del Duo Enerbia, che riproporrà musiche popolari emiliane.

Proseguiremo poi, alle ore 16:00, con una esibizione degli alunni della Scuola Musicale della M.a Alessandra Maria Marchese: lo spettacolo, dal titolo "I sogni di Liu To", vedrà al violino Manuela Frigerio ed al violoncello Elisa Comelli ed Edoardo Rossi.

Alle ore 16:45 circa, avrà invece luogo la presentazione del Progetto "Guatelli Maestro", che vedrà la nostra Associazione impegnata nella raccolta di materiali e testimonianze sul lavoro di Ettore come insegnante di scuola elementare. Alla presentazione interverranno Vittorio Delsante (Presidente dell’Associazione ed ex collega di Ettore); Donatella Canali (giornalista e scrittrice, ex alunna di Ettore); Milena Pesci (insegnante, ex alunna di Ettore); Fabrizio Rosi (ex Direttore Didattico e collega di Ettore). Coglieremo l'occasione per presentare alcuni materiali raccolti durante il lavoro preparatorio, con alcune letture a cura degli amici Piergiorgio Gallicani e Daniela Stecconi.

Infine, alle ore 18:00, chiuderemo in bellezza con una Conferenza - Concerto a cura di D'Esperanto Trio (Paolo Simonazzi, Emanuele Reverberi e Filippo Chieli), che ci illustreranno i più interessanti strumenti musicali presenti nel Museo, raccontandoci vari aneddoti ad essi legati ed allietndoci anche con alcuni brani tipici che venivano suonati e, ovviamente, ballati durante le feste campestri.

Sperando di vedervi numerosi, vi ricordiamo che la prenotazione è raccomandata per le visite al Museo (ingresso € 5,00, orario visite: domenica 10:30-12:00 e 14:30-18:30), mentre tutti gli altri eventi sono gratuiti e non richiedono prenotazione. A causa delle norme di sicurezza anti Covid-19, è raccomandato l’uso della mascherina FFP2 in tutti i luoghi chiusi e durante le visite guidate.

In caso di pioggia cercheremo di garantire comunque lo svolgimento dell’evento, ma vi invitiamo a visitare il nostro sito per le notizie dell’ultimo minuto.

La casa sul confine della sera - Edizione 2022

Carissimi, riprendono gli incontri al Museo Guatelli organizzati dall'Associazione Amici di Ettore Guatelli e del Museo in collaborazione con la Fondazione Museo Guatelli. Il primo incontro si terrà sabato 21 maggio alle ore 16. Sarà aperto al pubblico, ma risulta particolarmente importante per le guide perché l'amico Paolo Simonazzi ci fornirà importanti informazioni sugli strumenti del Museo e ci farà sentire interessanti brani di musica popolare, tanto cara al Maestro. Paolo Simonazzi è musicista, costruttore di strumenti come ghironde, “pive dal carner” e ci guiderà alla scoperta dei tesori della musica popolare e della ricca raccolta guatelliana. Ha collaborato con Francesco Guccini per il suo album “L'ultima Tule”. Gli incontri proseguiranno nelle settimane successive. Al momento sono programmati altri tre pomeriggi: il 18 giugno Mario Ferraguti presenterà il suo libro “Rosa spinacorta” ed. Exorma; quindi il 25 giugno Valerio Varesi ci parlerà del suo ultimo libro “Reo confesso” ed. Mondadori; infine (per ora) il 09 luglio Paola Cadonici presenterà “Rose per un platano – ed. Arpeggio libero. 

Corso Guide 2022 - Incontri al Museo: La canapa e la corda

Carissimi,
 
Siamo lieti di poter condividere con voi la registrazione dell'incontro di sabato scorso al Museo, dal tema "La canapa e la corda". Dapprima Camilla Melloni, che a Varano Marchesi cura il bellissimo Piccolo Museo della Canapa, e la nostra Lia Simonetti ci hanno illustrato tutte le fasi della coltivazione e successiva lavorazione della canapa, dopodiché il cordaio Luciano ci ha dato una dimostrazione pratica di come ottenere corde di varie misure usando gli strumenti tipici di una volta. C'è stata anche l'occasione per fare un salto nel Salone del Museo, per ammirare tutti gli strumenti conservati nell'angolo nord-ovest, che raccoglie appunto i telai, le gramole, gli arcolai e tutto quanto poteva servire per lavorare i filati e i tessuti.
 
Trovate il video sul nostro canale YouTube qui: https://youtu.be/nonnCp_Nq2Q
 
Vi ricordiamo che sono previsti altri due incontri al Museo:
  • Sabato 19 marzo alle ore 15: visita a tema da decidere (lo stabiliremo a breve assieme ai partecipanti del Corso 2022)
  • Sabato 2 aprile alle ore 15: Conclusione del corso: Laboratorio didattico, costruiamo un
  • giocattolo!
Sperando che vi siano piaciuti quelli svolti finora, vi aspettiamo numerosi per i prossimi appuntamenti!
 
A presto!

Corso Guide Guatelliane 2022

Carissimi, anche quest'anno sta per prendere il via una nuova edizione del nostro tradizionale Corso Guide Guatelliane!

I partecipanti saranno suddivisi in piccoli gruppi, ciascuno affiancato da un Tutor, per lo studio di sette lezioni riguardanti altrettanti aspetti chiave della vita e dell’opera di Ettore Guatelli:
  1. Ettore Guatelli e il Museo. Chi era Ettore? Come mai ha deciso di costruire un Museo così particolare? E come può essere letta la sua opera oggi?
  2. Casa Guatelli. Una toccante descrizione della casa di Ettore: i nonni, i genitori, i fratelli, i tanti cugini e tutte le persone che hanno contribuito a formare la sua personalità e a costruire il suo Museo.
  3. Dopo Ettore. Ettore è venuto a mancare nel 2000, ma la sua opera continua ancora oggi, a distanza di più di vent’anni.
  4. Gli Incontri e le Storie. Ettore non è stato solo un grande collezionista e museografo, ma anche un grande scrittore. Proveremo quindi ad addentrarci nel vasto archivio dei suoi bellissimi scritti.
  5. Alunni, Colleghi e Vicini. Ettore era un maestro elementare: impareremo quindi a conoscerlo attraverso il punto di vista dei suoi alunni e dei suoi colleghi. Allo stesso tempo, proveremo ad osservare Ettore con gli occhi di chi ha vissuto accanto a lui, a Ozzano Taro, per tanti anni.
  6. I Raccoglitori e gli Amici. Per riuscire a costruire il suo Museo, Ettore ha dovuto costruire dapprima una fitta rete di collaborazioni e scambi con raccoglitori ed amici che condividevano la sua stessa passione.
  7. Artisti e Personalità della Cultura. Sia durante la sua vita, sia dopo la sua morte, Ettore ha suscitato interesse ed ammirazione da parte di numerose personalità importanti, che hanno potuto interagire con lui e lasciare testimonianze del proprio passaggio al Museo.
Lo studio si baserà su un Manuale della Guida, su registrazioni audio e video e sugli incontri periodici che ciascun Tutor organizzerà con il proprio gruppo (di persona o tramite videocall).
 
Sono inoltre previsti quattro incontri in cui ci si troverà tutti insieme al Museo Guatelli nelle seguenti date:
 
  • Sabato 19/02/2022 alle ore 15: Visita guidata collegiale al Museo
  • Sabato 05/03/2022 alle ore 15: La coltivazione della canapa e la fabbricazione delle corde
  • Sabato 19/03/2022 alle ore 15: Visita guidata a tema da definire
  • Sabato 02/04/2022 alle ore 15: Conclusione del corso: Laboratorio didattico, costruiamo un giocattolo!
 
Per completare il percorso, i partecipanti saranno affiancati alle guide già operative durante i giorni di apertura del Museo.
 
Il Corso Guide Guatelliane 2022 è completamente gratuito. È richiesta l’iscrizione all’Associazione (€15,00 Socio Ordinario oppure €25,00 Socio Sostenitore).
 
Per informazioni ed iscrizioni: info@amiciguatelli.it

 

XXI Festa Ricordando Ettore - Centenario della nascita

 

Sabato 4 Settembre 2021

Ore 21:00

“Le Schede di Ettore” lette dalle Guide Guatelliane

Le guide del Museo leggeranno circa 70 “schede”, piccoli racconti raccolti e trascritti da Ettore Guatelli su dei pezzi di cartone di ogni provenienza. Le letture verranno Intervallate da interventi di una giovane cantautrice fidentina: Glomarì. Saranno presenti, tra gli altri, il Presidente della Fondazione Museo Guatelli Giuseppe Romanini, il Presidente del Comitato Scientifico prof. Pietro Clemente e i rappresentanti dei comuni che fanno parte della Fondazione.

Con l’occasione verrà presentata una foto-targa a ricordo di Nelson Fanfoni, storica guida dell’Associazione venuta a mancare circa un anno fa, e verrà ricordato anche Ezio Seriati, Consigliere della nostra Associazione, scomparso all’inizio di quest’anno..

Domenica 5 Settembre 2021

Ore 11:00

Apertura di B.R.A.C.I. (Brevi Ricordi Antichi Creano Immagini)

“...Siamo andati in 5 paesi della provincia di Parma con il nostro carrozzone chiedendo alla persone di portarci un oggetto e una storia collegato ad esso, per poi creare con queste storie un archivio digitale usufruibile da chiunque...”

(proseguirà per tutta la giornata)

Ore 15:00

Laboratori Didattici a cura del Gruppo Didattica degli Amici di Ettore Guatelli e del Museo - "Tra immaginazione e fantasia: creazione di giocattoli con materiali di recupero e naturali.

(Crea il tuo gioco con il nostro aiuto)"

Ore 15:00

“Vuoi provare a suonare il violoncello?” - Laboratorio Musicale per bambini - a cura della m.a Alessandra M. Marchese – prenotazione obbligatoria – max 10 alunni – tempi: 40’ Laboratorio; 5’ pre-esibizione – 15’ “concerto”

Ore 16:30

Presentazione del DVD  “Il Mondo che abbiamo perduto” di Pietro Medioli, riedito con l’aggiunta di contenuti speciali - saranno presenti il regista ed il giornalista e scrittore Valerio Varesi.

Ore 18:30

Concerto del Trio Amadei: “La Musica Popolare nei Compositori Classici”: Haydn, Schubert, Dvorak, Bartok, Monti… e altri - Con il contributo dell’Amministrazione Comunale di Collecchio.

 

Condizioni di accesso alla Festa

Ingresso Museo € 5,00 (orario visite: 10:30-12:00 e 14:30-18:30). Tutti gli altri eventi sono gratuiti.

A causa delle norme di sicurezza anti Covid-19, è necessario esibire il Green Pass all’ingresso.

La prenotazione è obbligatoria per la visita al Museo, per la partecipazione ai Laboratori Didattici ed al Laboratorio Musicale e per la presentazione del DVD; è gradita ma non obbligatoria per la partecipazione agli altri eventi.

In caso di pioggia cercheremo di garantire comunque lo svolgimento dell’evento, ma vi invitiamo a visitare il nostro sito www.amiciguatelli.it per le notizie dell’ultimo minuto.

Prenotazioni e Informazioni: Tel. 350.1287867 nei seguenti giorni e orari:

- dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 19.00

- sabato e domenica dalle 10.00 alle 18.00